Senza brand la promozione del vino è a rischio

commissione-Europea

Le nuove regole Ue sulla promozione del vino rischiano di fare un «buco nell’acqua».
Dopo cinque anni di azioni di marketing dirette nei paesi extra-Ue l’Italia ha chiesto, e ottenuto, di poter utilizzare i sussidi anche sul mercato europeo. Il via libera è arrivato solo per generiche azioni di sostegno con il divieto di promuovere le etichette aziendali.

L’Europarlamento ha sostenuto la proposta italiana che è stata così recepita nell’accordo finale della nuova politica agricola comune. Ma gli entusiasmi sono stati subito gelati dai regolamenti applicativi che, secondo quanto si legge sulle prime bozze in circolazione, limitano molto gli interventi sul mercato europeo. Si potrà infatti promuovere il consumo moderato o valorizzare il sistema delle denominazioni d’origine, ma senza far leva sul brand. Un risultato deludente per le imprese italiane che per i progetti di promozione devono mettere sul piatto il 50% dell’investimento, senza poter contare su un ritorno diretto per le proprie etichette.
Una promozione legata a messaggi generici sul valore delle Doc, è più adatta ai consumatori extracomunitari che non al pubblico europeo più maturo. Il problema quindi non è tanto legato ai mercati-obiettivo ma alla ripartizione delle risorse tra Stato e Regioni. Queste ultime infatti stanno mostrando difficoltà a utilizzare i finanziamenti che sono invece esauriti nella quota nazionale.
Le Regioni si difendono dirottando i fondi verso altri capitoli di spesa diversi dalla promozione. Ma le imprese, oggi, non chiedono di ristrutturare i vigneti ma di fare più azioni di marketing.

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